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La Luna, l'ombra e il buffone Al grande zero
Lunga la nuda terra Se io fossi un poeta
A Granada fu il crimine C´era un bimbo che sognava
Nuda é la terra, e l'anima E queste parole sconnesse
In margine al sentiero un giorno ci sediamo  

 

LA LUNA, L'OMBRA E IL BUFFONE

Fuori la luna inargenta
cupole, torri e tetti;
dentro, la mia ombra passeggia
per i muri imbiancati.
Con questa luna, sembra
invecchi perfino l'ombra.
Evitiamo la serenata
d'una molesta cenestesi
e una vecchiaia inquieta,
e una luna di latta.
Chiudi il tuo balcone, Lucilla

Note
cenestesi = med. Condizione psico-fisica individuale di cui si ha consapevolezza solo quando interviene un mutamento, positivo o negativo.

AL GRANDE ZERO

L'essere che si è compiva il niente
e riposava- ben meritava-;
ed ecco notte ebbe il giorno e anch'ei trovava,
l'uomo, compagna nell'amata assente.

Fiat umbra! Sgorgò il pensare umano.
E l'uovo universale alzò, svuotato,
dissostanziato, freddo, scolorato,
pieno di nebbia lieve, nella mano.

L'intero zero prendi, vuota sfera,
che guarderai, se puoi guardarlo, eretto.

Oggi che spalla è il dorso di te fiera,
portento del non essere perfetto,
offri, poeta, un canto di frontiera
al silenzio, all'oblio, alla morte
eletto.

LUNGO LA NUDA TERRA

Lungo la nuda terra della strada
sboccia l'ora fiorita,
biancospino solingo,
d'umile valle nella svolta ombrosa.

Il salmo vero torna
oggi con voce tenue
al cuore, e sulle labbra
la parola interrotta e trepidante.

Dormono i vecchi mari miei; si smorza
il suono delle spume
sopra la spiaggia sterile.

Lontano va la bufera nella nube torva.
Torna la pace in cielo;
la brezza tutelare ancora aromi
sparge sui campi, e nella benedetta
solitudine appare la tua ombra.


SE IO FOSSI UN POETA

Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l'acqua chiara.

E in una strofa d'acqua
tutto il canto direbbe:

"So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre".


E QUESTE PAROLE SCONNESSE

Oh sola grazia dell'amara terra,
rosai d'aroma, fonte della strada!

Aure...Amore. Felice primavera!
Felice Aprile in fiore,

e il solo amato sciame dei miei sogni,
che stilla miele al cuore tenebroso!...


IN MARGINE AL SENTIERO UN GIORNO CI SEDIAMO

In margine al sentiero un giorno ci sediamo.
Tempo è la nostra vita, e nostro unico affanno

le pose disperate in cui per aspettare
ci atteggiamo....Ma Lei non mancherà al convegno.


NUDA È LA TERRA, E l'ANIMA

Nuda è la terra, e l'anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?

Amaro camminare, perchè pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,

e la notte che giunge, e l'amarezza
della distanza...Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;

sopra i monti lontani sangue ed oro...
Morto è il sole...Che cerchi,
poeta, nel tramonto?


C´ERA UN BIMBO CHE SOGNAVA

C´era un bimbo che sognava
un vallo di cartone.
Aprì gli occhi il bimbo
e non vide il cavallino.
Un cavallino bianco
il bimbo tornò a sognare;
per il crine l´afferrava...
- Ora non mi sfuggirai! -
Appena l´ebbe afferrato,
il bimbo si svegliò.
Aveva chiuso il pugno.
Il cavallino volò!
Serio serio restò il bimbo
pensando che non è vero
un cavallino sognato.
E più non tornò a sognare.


da Poesie, trad. di O. Macrì, Lerici.

A GRANADA FU IL CRIMINE


1.

Il crimine
Lo si è veduto andare tra i fucili
lungo una lunga strada,
verso gelidi campi,
con il cielo stellato che schiariva.
Hanno ucciso Federico
quando la luce si affacciava.
Quel plotone d'assassini
non ardì guardarlo in faccia.
Chiusero gli occhi, pregando:
neppure Dio può salvarti!
Morto cadde Federico
- sangue in fronte e piombo nel petto -
....a Granada fu il crimine, a Granada,
sapete - la sua povera Granada...

2.

Il poeta e la morte
Lo si è veduto camminarle al fianco,
non temendo la falce.
- Di torre in torre il sole ed i martelli
sull'incudine già delle officine. -
Parlava Federico,
corteggiando la morte, che ascoltava,
«Perché ieri, compagna, nel mio verso
delle tue ossute palme c'era il suono
e desti il gelo al canto mio ed il taglio
della tua argentea falce alla tragedia,
io canterò la carne che non hai
e gli occhi che ti mancano,
i capelli che il vento ti scuoteva,
le rosse labbra dove ti baciavano...
Gitana, morte mia, com'ieri oggi
che bene sto con te,
in questa mia Granada, noi due soli!»

3.

Lo si è veduto andare....
Alzate, amici,
di pietra e sogno nell'Alhambra
un tumulo al poeta,
presso una fonte dove pianga l'acqua
ed in eterno dica:
fu a Granada, la sua Granada, il crimine!